Cav. montiano con juicio
In un momento particolarmente difficile per il centrodestra, che vede crollare miseramente l’amministrazione di Renata Polverini nel Lazio, il cui successo aveva segnato l’apice della popolarità di Silvio Berlusconi, l’ex premier torna a parlare di tutto, rispondendo a una lunga intervista per il debutto dell’Huffington Post italiano. Il tono è pacato, la rivendicazione dei successi dei suoi governi temperata dalla consapevolezza delle insufficienze (attribuite alla eccessiva delimitazione dei poteri del premier), la scelta sofferta di “passare la mano” al governo tecnico è confermata e ribadita come una prova di “patriottismo”.
17 AGO 20

In un momento particolarmente difficile per il centrodestra, che vede crollare miseramente l’amministrazione di Renata Polverini nel Lazio, il cui successo aveva segnato l’apice della popolarità di Silvio Berlusconi, l’ex premier torna a parlare di tutto, rispondendo a una lunga intervista per il debutto dell’Huffington Post italiano. Il tono è pacato, la rivendicazione dei successi dei suoi governi temperata dalla consapevolezza delle insufficienze (attribuite alla eccessiva delimitazione dei poteri del premier), la scelta sofferta di “passare la mano” al governo tecnico è confermata e ribadita come una prova di “patriottismo”. Anche i rilievi critici a Mario Monti, all’eccesso di interventismo fiscale e la debolezza dell’impegno per la crescita, sono attenuati dalla constatazione che il governo ha dovuto agire “con la pistola puntata alla tempia”, e suonano quasi a giustificazione delle scelte montiane, più che a bocciatura. Quella pistola è impugnata da Angela Merkel, che ha il torto di voler imporre un’egemonia rigorista che produce recessione. Qui c’è, semmai, la vera distanza tra l’approccio di Monti e quello di Berlusconi, che resta persuaso che con un atteggiamento di maggiore fermezza (come quello che attribuisce a Mario Draghi, che si dichiara orgoglioso di aver sostenuto nella scalata alla presidenza della Bce) si sarebbero potute ottenere in Europa condizioni meno iugulatorie. Anche su questo punto, però, quando entra nel merito, Berlusconi rimane lontano dai toni antieuropei o vagamente populisti coltivati in questi mesi in parte del centrodestra e chiede che invece si confermi l’interpretazione meno stringente dell’impegno alla riduzione del debito contenuta nel Fiscal compact.
Sulle prospettive politiche Berlusconi sembra attendere un chiarimento prima di assumere una decisione (ieri, rientrando a Roma in treno, ha poi parlato di un necessario “forte rinnovamento”) ma consegna qualche accenno più che allusivo. Alla domanda se Monti potrebbe essere “il candidato perfetto dei moderati”, Berlusconi annuisce, limitandosi a osservare che “per essere candidato occorre innanzitutto volersi candidare. Aspettiamo e vedremo”. Si è detto poi disposto a sostenere “con tutto il cuore” un candidato che non si chiami Silvio Berlusconi per costruire un nuovo centrodestra. L’impressione che si trae è quella di una consapevolezza delle strettoie in cui è costretta l’Italia, temperata da un orgoglio per il ruolo che può giocare per recuperare un livello accettabile di corresponsabilità in Europa, evitando un’egemonia tedesca. La prospettiva che ne deriva per la politica italiana non è ancora definita, mentre è netta la denuncia dei rischi di una coalizione “da Vendola a Casini”. Berlusconi non esibisce certezze che non ha, è alla ricerca di soluzioni che non dipendono solo dalla sua volontà, e questa è in un certo senso una novità apprezzabile.